Le aziende piu' esposte: quelle di bicottura e cotto

Il Resto del Carlino 30/04/96 pag.MO/3

Se c'e' un'osservatore privilegiato della situazione economica nel settore ceramico, questo e' sicurarnente Franco Righi - E chi e' Franco Righi, vi chiederete voi? E' un giovane editore che ha appena pubblicato il 'libro dei libri' della ceramica (disponibile su ordinazione anche su Internet, indirizzo frank at pianeta.it. Con pazienza certosina, ha raccolto tutti i bilanci delle aziende del settore nel mondo, dal '91 alla fine del '94. Ovviamente la concentrazione e' massima nel nostro comprensorio, dove si trovano piu' del 90% delle ceramiche mondiali. Righi ha raccolto i bilanci, ma e' anche andato oltre: ha confrontato i dati con analisi subsettoriali, e vivisezionato il settore per classi di fatturato e per tipo di prodotto. I risultati sono estremamente indicativi. E dicono che forse la festa e' finita. I dati parlano chiaro, prepariamoci perche' i tempi sono cambiati. Sono riuscite a salvarsi le aziende che hanno i fatturati piu' grossi e sono riuscite ad andare all'estero. Non e' un caso che le ceramiche piu' piccole, quelle con un fatturato inferiore ai dieci miliardi, non riescano in genere a chiudere i bilanci in attivo. Ma Righi si spinge oltre: I problemi maggiori li stanno registrando le aziende che fanno prevalentemente bicottura tradizionale e cotto, e infatti molti stanno abbandonando questo processo di lavorazione. I colossi invece hanno sfruttato al massimo il cambio favorevole e la ripresa economica nei nostri paesi di riferimento come Francia, Germania, Stati Uniti e quelli dell'Est europeo.



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