Chiude la ceramica "Belvedere" restano senza lavoro 50 addetti

Il Resto del Carlino 6/9/97 pag.mo/7

Si profilano tempi duri per le aziende medio-piccole


SASSUOLO - Per le piccole aziende ceramiche si puo' forse cominciare a parlare di epidemia. Un'epidemia letale che piano piano, sta diminuendo drasticamente il numero di ceramiche dalle dimensioni ridotte che ancora resistono sul mercato.
L'ultimo esempio di questa tendenza piuttosto preoccupante arriva da Casalgrande, dove si appresta a chiudere definitivamente i battenti la ceramica Belvedere. L'incontro che e' sancito e sostanzialmente reso pubblica la fine dell'azienda reggiana e' avvenuto nei giorni scorsi - piu' precisamente il 2 settembre - nella sede sassolese di Assopiastrelle in via Monte Santo. Presenti tutte le parti in causa: Castagnetti e Orlandini (in rappresentanza della ceramica Belvedere) assistiti da Gradellini di Assopiastrelle, Chiesi e Lugari della Fulc, esponenti della Rsu. La parte aziendale ha nell'occasione preannunciato l'intenzione di aprire le procedure di mobilita' con la massima tempestivita'. Decisione che e' stata motivata dalla cessazione dell'attivita' industriale e che comportera' il licenziamento di tutti i dipendenti della "Belvedere" in tempi piuttosto stretti. Si tratta di una notizia per ora soltanto ufficiosa, ma praticamente certa. Tant'e' che la procedura di messa in mobilita' dovrebbe Partire gia' la prossima settimana. Resteranno dunque a casa nel giro di pochi giorni, in cerca di un nuovo impiego, piu' di cinquanta persone. La "Belvedere" e' di proprieta' di una multinazionale francese, presieduta da Jaques Arthure Meuter. La vicenda di stretta attualita' della ceramica Belvedere arriva ad ulteriore conferma di una impressione gia' avvertita nitidamente nel cuore di "Piastrella Valley": alle attuali condizioni di mercato e' veramente difficile la sopravvivenza, specie per chi non ha la forza e le dimensioni necessarie. Soltanto i colossi, i gruppi piu' solidi e radicati, sembrano nelle condizioni di reggere la concorrenza estera e propugnare ancora la causa del "made in Italy" in tutti i paesi del mondo. Si puo' quindi ipotizzare, per quanto riguarda l'avvenire dell'economia nostrana, che le aziende medio piccole ancora in circolazione andranno nella direzione di tentare forme di collaborazione o fusione. Oppure ancora piu' facilmente, che saranno acquisite ed entreranno a far parte di quei grandi gruppi che stanno mantenendo sufficienti margini di profitto.



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